Le dame alla corte del Re Sole trovavano assai poco invitante la bevanda scura, densa, amarissima che la giovane Regina Maria Teresa aveva portato dalla natia Spagna, e della quale consumava parecchie tazze al giorno, costringendole, per ossequio, ad imitarla. Senza l’aggiunta dello zucchero e del latte la cioccolata in tazza, infatti, stentava a decollare. Eppure, il nome scientifico della pianta di cacao è molto promettente: Theobroma cacao significa, alla lettera, “cibo degli dei”. Tale lo consideravano, in effetti, gli abitanti del bacino dell’Orinoco, del Rio delle Amazzoni, dell’America Centrale, luoghi di origine della pianta, che apprezzavano i rossi frutti del cacao e soprattutto i semi, da cui ricavavano, pestandoli, una polpa da diluire con l’acqua. Gli Aztechi affermavano che il dio Quetzalcoatl in persona aveva dato la pianta di cacao agli uomini per alleviarne le fatiche, e molte bevande destinate ai riti sacri contenevano, appunto, l’estratto dei suoi semi. I rossi frutti che li contenevano erano così preziosi da essere usati addirittura come moneta di scambio: presso gli Aztechi le tasse venivano pagate in frutti di cacao e chi smerciava “moneta falsa” svuotando i frutti e sostituendo i semi con sabbia o sassolini veniva severamente punito.