Ai nomi usati in paesi diversi per designare la calendula corrispondono diverse personalità. Il suo aspetto semplice, allegro, colorato, ad esempio, ben si addice all’appellativo usato anticamente in Germania, di Ringelia, ovvero “anellino”. Il nome francese di “souci”, che significa affanno, dolore, conferisce invece al fiore tutt’altro carattere, ispirando poesie romantiche e riferimenti alle lagrime sparse da Venere per l’amato Adone, dalle quali, secondo il mito, il fiore avrebbe avuto origine.
In definitiva, però, il nome più “giusto” sembra proprio quello scientifico, derivante dal latino, di “piccola calenda”, che allude alla possibilità di ritrovare il fiore costantemente, un mese dopo l’altro, ad ogni calenda, cioè ad ogni inizio.
Nomi a parte, le qualità medicamentose della calendula erano note e sfruttate fin dall’antichità, e ancora oggi, mentre le foglie fresche della pianta sono buonissime in insalata, l’estratto dei fiori, viene aggiunto, per la sua efficacia, a creme e lozioni antiarrossamento.