Verso la fine del 1600 una nave genovese carica di mercanzie di ogni genere, fra cui anche bulbi di fiori, si arenò sulle coste olandesi. Quando l’urto delle onde finì per rompere le casse, alcuni tuberi più resistenti attecchirono sulla riva e da essi sbocciarono i fiori del giacinto, la cui bellezza colpì la fantasia di alcuni floricultori olandesi. I giacinti furono così commercializzati e, per un certo periodo, i loro bulbi raggiunsero un notevole prezzo sul mercato, con un meccanismo analogo a quello dei più famosi bulbi di tulipano.
L’apprezzamento per il giacinto non stupisce, anzi richiama alla mente la centralità di questo bel fiore nelle leggende e nei miti dell’antica Grecia.
La tradizione vuole, infatti, che sui suoi petali siano scritte le lettere AI – AI che, secondo una versione, ricordano il dolore di Apollo per la morte dell’amato Giacinto, poi trasformato in fiore. Una seconda versione, invece, individua nell’iscrizione le prime lettere del nome dell’eroe omerico Aiace Telamonio, che si uccise, sdegnato per non aver ottenuto le armi di Achille, e dal cui sangue sarebbe nato, appunto, il purpureo fiore del giacinto.